Barzanò: l'emergenza del disagio giovanile in una serata di confronto con il liceo Parini
''I nostri giovani ogni giorno ci chiedono risposte ed è nostro compito accoglierli, stimolarli, indirizzarli'' ha detto Michele Erba, preside del liceo Parini, in apertura della serata da lui organizzata con il patrocinio del Comune di Barzanò.
Da sinistra il dottor Davide Villani, John Sherif, Michele Erba e don William Abbruzzese
''L'obiettivo di questo incontro è renderci consapevoli della dimensione collettiva di questo fenomeno, che interessa tutte le età, e che richiede dunque la partecipazione di tutte le figure per essere affrontato al meglio: scuole, imprese, famiglie e istituzioni devono farsene carico, interrogarsi su quale sia il miglior modo per affrontare quest'emergenza'' ha aggiunto presentando gli ospiti intervenuti all'incontro: il dottor Davide Villani, neuropsichiatria per l'infanzia e l'adolescenza presso l'Ospedale Manzoni di Lecco, don William Abbruzzese coadiutore delle parrocchie di Oggiono e insegnante di religione presso l'istituto e John Sherif, educatore della comunità per giovani in difficoltà Kayros.
La solitudine sembra infatti essere il tratto caratterizzante dei ragazzi con cui gli esperti operano, un sentimento che appartiene fisiologicamente al momento della crescita, ma che con la pandemia si è fatto più violento tramutandosi, per molti, in patologia. ''I numeri di richieste ambulatoriali, così come quelle di ricovero, sono triplicate. Le situazioni drammatiche sono diventate molte e si collocano in uno scenario piuttosto grave. Sono aumentati i casi di tentato suicidio nei giovanissimi, i disturbi del comportamento alimentare e le situazioni di isolamento sociale. Fortunatamente la temporaneità e la grande effervescenza che caratterizza quest'età molto spesso aiutano ad ottenere un'evoluzione positiva'' ha aggiunto, guardando con speranza il fatto che la pandemia abbia posto un focus sui ragazzi e le loro necessità, rendendo tutti gli attori sociali consci della problematica, attenti ed aperti al confronto.
Il sindaco di Barzanò, Gualtiero Chiricò, intervenuto alla serata di confronto
Don William Abruzzese, responsabile giovanile della comunità pastorale di Oggiono, Annone, Ello e Imberido ha raccontato la propria esperienza quasi ventennale, trascorsa a stretto contatto con i ragazzi. ''Vorrei iniziare il mio intervento con una frase che credo raccolga il senso di quest'incontro: secondo me il mondo giovanile odierno è completamente disteso. Non c'è tensione, il covid ha evidenziato l'incapacità dei nostri giovani di tendere l'arco e di puntare in alto. Quello di cui mi sono accorto in questi anni è che tra i ragazzi c'è un'errata percezione della regola, non ci si riconosce più positivamente in un gruppo e la ribellione tipica giovanile diventa saccenteria, incapacità di mettersi in discussione''.
È dunque con l'obiettivo di ricreare per i giovani dimensioni relazionali positive che nasce il progetto della Casa Don Bosco, dimora in cui don William ospita i ragazzi per intere settimane dando loro la possibilità di autogestirsi e vivere insieme. Un'attenta analisi del mondo giovanile lo ha infatti portato a sviluppare questo progetto in cui la sfida alla solitudine diviene ricercare proprio un vissuto positivo, autentico e condiviso. ''I ragazzi durante la convivenza imparano a preoccuparsi dei bisogni degli altri, si ascoltano reciprocamente, e portano avanti i loro impegni quotidiani, scolastici e sportivi, all'interno di una dimensione di condivisione che spesso risulta essere difficoltosa ma ora più che mai necessaria. Penso che la necessità sia quella di tornare a fare gruppo, non in modo occasionale ma nell'ordinario''.
''Sembrava come se, siccome la vita non mi aveva dato niente, io avessi il diritto di prendermi tutto. Questo comportamento mi ha fatto toccare il fondo, ho trascorso un periodo in carcere e questa è stata la mia rinascita. Gli incontri con persone che hanno saputo accogliere le mie fragilità sono state per me la svolta: ho deciso di studiare, dedicare tempo alla costruzione del mio futuro. Ho infatti colto l'opportunità di una borsa di studio e mi sono laureato. Dopo aver lavorato per qualche anno nel mondo della consulenza finanziaria ho capito che la mia strada era altrove e sono diventato un educatore della comunità di accoglienza Kayros'' ha detto rivolgendosi al pubblico. ''Accogliere ragazzi con tanta rabbia mi ha fatto rivivere la mia storia ed il mio percorso e ho capito che dedicare attenzione e cura è fondamentale per il percorso di crescita di ciascun giovane. Non è matematica, non esiste una procedura standard che vale per tutti, ma è necessario accogliere e aiutare i ragazzi nel loro percorso rendendoli forti nel saper guardare lontano, oltre i propri fallimenti''.
Sa.A.