La poesia di Umberto Colombo/8: una riflessione sulla ''memoria''

Giornata della memoria. La ricorrenza internazionale che ricorda la persecuzione nazifascita degli ebrei deportati nei campi di concentramento si è celebrata venerdì 27 gennaio. A questo proposito ieri mattina, nel suo intervento durante la cerimonia di commemorazione al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato della minaccia del "riemergere in modo preoccupante - alimentato dall'uso distorto dei social - dell'antisemitismo, dell'intolleranza, del razzismo e del negazionismo, che del razzismo è la forma più subdola e insidiosa".
Anche lo scorso anno aveva invitato a prevenire e combattere, oggi e nel futuro, ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza. Papa Francesco ha detto: "Non può esserci fraternità senza aver prima dissipato le radici di odio e di violenza che hanno alimentato l'orrore dell'Olocausto".

Proprio sugli atteggiamenti più cupi dell'animo umano, ci invita a riflettere anche la poesia del sabato di Umberto Colombo: uno spunto proveniente da un'angolazione insolita, che ci interroga sul nostro agire quotidiano e sul modo in cui ci impegniamo per evitare comportamenti escludenti.
La Giornata
della memoria fa pensare


 
Si dice pace fratellanza e libertà
ma questo è soltanto una camicia
che si toglie o si mette a volontà
su di una dolce o superba sbricia

 
a volte il genere umano perde il senno
dà ragione al falso e mostra la sua faccia
non v’è umiltà n’è per amore un cenno
e confonde una carezza per minaccia

 
non dimostra compassione ma vendetta
trova soltanto derisione all’altruismo
perde il senso di ragione e morde e svetta
con fucili bastoni bombe e gran razzismo

 
la compassione ha perso l’altruismo
viene vista soltanto per sé stessi
monta sul carro armato del cinismo
ed accusa solo gli altri, con grandi processi
 

Umberto Colombo

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